|
A
San Fratello, tra le tante figure artigianali, di grande
rilevanza è stata sempre quella del fabbro, figura
indispensabile nell’economia agricola e pastorale del
paese. Il fabbro infatti era colui che ferrava gli
animali, essenziali per i trasporti o per i lavori nei
campi, realizzava tutta una serie di attrezzi utilizzati
nell’agricoltura e nell’allevamento e quindi anche i
coltelli artigianali che, per la loro tipicità e
qualità, rappresentavano il “fiore all’occhiello” della
vasta produzione artigianale del paese.
Quello “Sanfratellano” era il coltello posseduto dalla
totalità della popolazione dello stesso paese ed
utilizzato per qualsiasi tipo di uso quotidiano ed
infatti è proprio grazie alla sua tipicità e qualità che
divenne talmente famoso fino a diventare “Il coltello
prediletto dei pastori Siciliani” (come viene
definito nella pubblicazione del fascicolo n°25 di
“Collezionare Coltelli Classici da Lavoro” della
Hobby&Work).
Con il coltello “Sanfratellano” il pastore poteva
infatti macellare le sue bestie, curarle, nutrirsi,
difendersi, offendere e nelle lunghe giornate di
solitudine con il proprio gregge, si prestava a
strumento per intarsiare dei pezzi di legno che nelle
mani abili del pastore assumevano la forma di vere e
proprie opere d’arte.
Il
“Sanfratellano”, forgiato e creato in tutte le sue parti
dalle mani forti ed esperte dei fabbri del paese, come
molti altri coltelli provenienti dallo stesso ceppo
“contadino” aveva la lama a “foglia di ulivo” e il
manico in genere in corno, legato all’attività
pastorizia del paese o in alcuni casi anche in metalli
come il rame/ottone.
La forma del manico è lineare, eccezion fatta per uno
sfaso verso l’esterno in prossimità del calcagno, la cui
forma può subire delle leggere variazioni in base al
gusto estetico del fabbro.
La
tradizione artigiana del fabbro a San Fratello si è
tramandata sapientemente da padre in figlio, dal
“mastro” al ragazzo di bottega e quindi si sono
tramandate gelosamente, di generazione in generazione
tutte le fasi realizzative e i cosiddetti “trucchi del
mestiere”.
Un
buon coltellinaio doveva prima di tutto essere un abile
fabbro ma nello stesso tempo saper trattare il corno e i
materiali usati per i manici. La fabbricazione
artigianale di un coltello prevedeva tutta una serie di
operazioni
tramandate nella tradizione quali la forgiatura,
l’assemblaggio e la modellazione del coltello, la
tempra, la lavorazione del corno, l’affilatura e la
lucidatura.
Ovviamente i risultati non erano dei gioielli, visto i
materiali semplicissimi usati e le poche rifiniture
maniacali, ma del resto quelle vere e proprie opere
d’arte nascevano per essere usati proprio nei più
svariati lavori della giornata e quindi a chi lo
possedeva non interessava tanto avere un coltello
rifinito a specchio ma un compagno di viaggio semplice,
maneggevole e tagliente su cui poter contare in
qualsiasi situazione.
Purtroppo, come un po’ tutte le attività artigianali del
passato, anche quella del fabbro di San Fratello ha
dovuto fare i conti con l’industrializzazione e quindi
la fortissima tradizione artigiana del paese ha subito
un grande ridimensionamento. Solo in pochi, nonostante
tutto, hanno cercato di tramandare, di generazione in
generazione l’antica tradizione del coltello artigianale
ed è proprio grazie alla loro grande passione se il
coltello Sanfratellano è arrivato al giorno d’oggi ad
essere considerato nel mondo della coltelleria
tradizionale come una delle più importanti testimonianze
artigianali del passato, soprattutto poichè mantenuta
ancora in vita al giorno d’oggi grazie all’impegno e
alla passione degli ultimi fabbri-coltellinai rimasti in
attività. |